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#parallassi, I: Dall'espressionismo all'orrore

Aggiornato il: 7 ore fa


Germania, 1920. Nei nascenti cinema berlinesi appare una sinistra figura: è un sonnambulo, vittima dell’ipnosi subita da Caligari.


I due personaggi si muovono in un ambiente bidimensionale; le ombre non sono proiettate, ma disegnate direttamente sui muri e sui pavimenti; le musiche non hanno melodia, perché dodecafoniche; gli attori hanno zigomi marcati e gli occhi contornati di nero. Il gabinetto del Dottor Caligari di Robert Wiene si presenta al pubblico come un quadro di Kirchner in movimento.


Nel 1919 nasce la Repubblica di Weimar, dando il via ad un decennio pregno di contraddizioni e disperazione per il popolo tedesco. Nonostante la crisi economica e la lenta ripresa dopo la bruciante sconfitta della Prima Guerra Mondiale, Berlino diventa la capitale della cultura e della trasgressione. Un cartellone pubblicitario dell’epoca recitava


“Se non hai i soldi per mangiare, rifugiati nei vizi!”

Dall’eccesso nasce l’orrore.


Ernst Ludwig Kirchner. Scena da strada berlinese (particolare), olio su tela, 1913

Il gabinetto del Dottor Caligari è il manifesto del cinema espressionista tedesco e, in futuro, diverrà l’opera prima che influenzerà il genere horror. Alcune tecniche messe a punto dai maestri espressionisti saranno la base dei principi dell’orrore: le forme distorte, il gioco di luce ed ombre, le tematiche legate al perturbante e la recitazione sovraccaricata. All’estetica si affianca uno studio teorico che parte dalla nascente psicologia e dalla riflessione sull’impulso di morte. Das Unheimliche è il termine usato da Freud per esprimere in ambito estetico e teorico una particolare sensazione di angoscia straniante, che si sviluppa quando una percezione viene avvertita come familiare e aliena allo stesso tempo.


Prendiamo una delle scene più note di Caligari: Caligari presenta al pubblico il sonnambulo Cesare. Wiene si sofferma sulle espressioni dei volti, la macchina da presa è prima fissa su Caligari e poi su Cesare. Il sonnambulo apre lentamente gli occhi ricoperti di nero, digrigna i denti. Improvvisamente la macchina da presa cambia inquadratura e ingloba Caligari e Cesare in piano intero. Cesare esce dalla sua bara e si avvicina lentamente al pubblico, muovendosi a scatti. Le persone sono terrorizzate, hanno le bocche spalancate e sembrano persino tremare. Tuttavia Wiene li fa rimanere fermi in platea, come se subissero inconsciamente il fascino dell’inquietante Cesare.

L’espressionismo è solo una delle correnti artistico-cinematografiche nate nel primo ‘900, ma è stata l’avanguardia che per eccellenza ha teso a fondere tutte le arti da noi conosciute.

Il suo influsso sul futuro cinema horror ha senza dubbio contribuito a farne una fucina di ricerca e soluzioni quasi senza pari. Anzi, oggi parlare di “cinema horror” tout court è ormai riduttivo. L’orrore cinematografico ha tante sfumature: body horror, torture porn, gothic horror, snuff, fanta horror, splatter… Ma se sarebbe riduttivo selezionare un unico regista come erede della tradizione espressionista, in un certo senso tutti i registi successivi sono figli di quel momento e di quella ricerca.


Facciamo un esempio italiano: nel film La caduta degli Dei di Luchino Visconti, la cupa scena in cui Aschenbach violenta la madre ha un taglio registico volutamente espressionista. La luce copre parzialmente i corpi di Aschenbach e Sophie e permette di definire le forme quasi bidimensionali della stanza in cui avviene la violenza. Anche se il film di Visconti non è un film dell’orrore, il ricorso agli stilemi che legano l’espressionismo a questo genere si rivela inevitabile per raccontare la natura traumatica e Unheimliche di ciò che sta accadendo.


Luchino Visconti. La caduta degli dei, 1969
Anche registi contemporanei come Tim Burton e David Lynch sono riusciti a conservare la lezione espressionista.

Prendiamo ad esempio i film in stop motion di Burton (Nightmare before Christmas e La sposa cadavere). Si tratta di due pellicole che sposano gli stilemi dell’espressionismo ad una tecnica moderna. In entrambi i film, Burton conserva l’ambientazione distorta e l’utilizzo di tinte fredde (il blu) e del nero per ricalcare le ombre e gli occhi incavati - sia dei personaggi vivi che di quelli morti.


Tim Burton. Nightmare Before Christmas, 1993
David Lynch, figlio della pittura, si approccia al cinema nel 1977 con il film Eraserhead, un horror disturbante e intensamente psicologico. Il film è composto da intere sequenze di stampo espressionista, alimentate anche dalla scelta di girare il film in bianco e nero.

L’orrore non nasce solo dalla mente del protagonista, ma prende anche forme “umane”. Un esempio calzante è il figlio del protagonista, che resta sempre feto (Lynch utilizzò il cadavere di un vitello).


David Lynch. Eraserhead, 1977
Parlando di storia del cinema, parliamo anche di un tipo di classicità relativamente nuovo.

Se il classico ha come caratteristica di potersi riadattare ad ogni tipo di contesto storico-sociale, la prima prova di classicità, per un’arte così giovane, è il suo eterno ritorno come motivo in produzioni anche molto distanti. Ma se le cose stanno così, sarà difficile non riconoscere questo tributo all’espressionismo tedesco.


D’altro canto, se il cinema ha padroneggiato egregiamente ogni avanguardia del primo ‘900, ciò in qualche misura potrebbe valere anche per le correnti futuriste, surrealiste, impressioniste e veriste. Ne vedremo degli esempi nei prossimi appuntamenti, cercando ogni volta di scovare quale tipologia di affettività e messaggi si sono rivelati emblematici del loro influsso successivo.


Difficile avere dubbi sull’espressionismo: esso è, prima di tutto, l’emblema dell’orrore.

Sabrina Monno



Parallassi è una serie di articoli sugli elementi, più o meno insospettabili, che legano le tecniche e le tematiche che hanno definito la nascita del cinema a ciò che ancora oggi vi si può trovare di più innovativo.

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