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#collazine: Intervista a Rhed Fawell


Bewilderment

Come ti sei avvicinata alla tecnica del collage?

ll mio primo impegno con il collage è arrivato attraverso la mia formazione in scultura e incisione. Inizialmente mi sono formata come scultrice ma poi mi sono dedicata alla progettazione grafica, che ho finito per insegnare per molti anni; e in quel periodo ho anche sviluppato la mia pratica di tipografa. Ho spesso impiegato tecniche di collage come punto di partenza visivo ma le immagini sono sempre state scansionate e manipolate digitalmente come parte del processo di stampa. Il mio passaggio al lavoro analogico, godendo e sottolineando la fisicità del materiale, è arrivato sulla scia della perdita dei miei genitori. Quando sono morti all'improvviso sono rimasta con una collezione di memorabilia, tutti oggetti intimamente connessi a loro e con un'enorme risonanza personale. Mia madre era una sarta, quindi c'erano molte stoffe con motivi, fili colorati e vecchie macchine. È stato un riflesso naturale iniziare a lavorare con questo materiale, costruire qualcosa di nuovo da questi oggetti trascurati è un modo per ricordarli ed elaborare il mio dolore.

Il processo di decostruzione/ricostruzione sembrava profondamente catartico. Più tempo dedicavo alla gestione di questi vecchi documenti e oggetti, più mi incuriosivo e venivo attratta dalle loro qualità poetiche. I segni e il deterioramento naturale sono i segni della perdita e della società che cambia, sono molto affascinata dalla loro bellezza scartata. La mia attenzione si è spostata dalla piattezza premeditata e dalla tecnica del processo di incisione alla fisicità del collage analogico. I materiali stessi, gli strati, i frammenti e i momenti di possibilità poetica, l'imprevisto e l'inconsapevolezza: ecco perché sono diventata un’artista di collage.

Quali sono le fonti d’ispirazione che stimolano il tuo immaginario?

Le mie opere si basano profondamente sulle mie esperienze e sulla società in generale, passato e presente. C'è la ricorrenza di alcuni simboli nel mio lavoro: la macchina, la natura, il senso di fragilità e l'esplorazione dell'inconsapevolezza di un mondo in costante mutamento. Sebbene, il mio lavoro sia sostenuto da una serie di concetti, cerco di non avvicinarmi ai miei pezzi con una direzione predeterminata in mente. Mi piace essere guidata dai materiali e dal processo. Il collage sembra inclinarsi naturalmente verso il giocoso e l'imprevisto, mi piace l’intuitività del mezzo e sentire che è importante consentire lo sviluppo di un dialogo visivo tra i vari elementi nella pagina. Se ti fidi del processo, a un certo punto è il ritaglio a iniziare a dettare la propria direzione. Cerco di essere aperta a questo e a godermi quando il risultato assume una forma inaspettata.


Tre parole che rappresentano la tua personale ricerca artistica.

Cercare, provare, rispondere.


Quale è l’oggetto sulla scrivania o nel tuo studio che più ti rappresenta? Perché?

Il mio taccuino Moleskine, lo uso quotidianamente per sperimentare idee, sia scritte che visive. Nessun’altro lo apre, tranne io - è pieno di sciocchezze ed errori!

Un consiglio per chi inizia a sperimentare con il collage.

Gioca all'infinito con i tuoi materiali e sii paziente. Non aver mai paura di sbagliare e sii disposto ad imparare lungo la strada.


Collazine | Collage Art Zine è un progetto indipendente dedicato al mondo del collage e ispirato dai suoi protagonisti. È un contenitore di opere, interviste, pubblicazioni, open call e mostre, raccolte per conoscere e seguire i progetti e le storie dei collagisti contemporanei.

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ISSN 2724-0460

©2020 di Associazione Culturale Menti Colorate