Leggere le immagini con Confórmi: Intervista a Davide Trabucco

Chi di voi, tra studiosi o appassionati di storia dell’arte, si è imbattuto in Mnemosyne? Non bisogna essere cultori dell’iconografia per apprezzare la portata storica del celebre atlante figurativo di Aby Warburg. Il critico tedesco ha proposto una nuova ricerca sull’immagine basata sulle analogie figurative, gestuali ed espressive dei soggetti rappresentati. Immaginate un migliaio di immagini, là disposte davanti al vostro sguardo, che dialogano tra loro non secondo criteri storici, ma solo seguendo il proprio pathos.


Pieter Bruegel the Elder, Children’s Games, 1560 VS Martin Handford, Where’s Wally?, 1987-present

Come ci dimostra questo enorme lavoro (lasciato incompiuto a causa della morte di Warburg nel 1929) la riemersione di certi motivi visuali è quindi costante, ma a patto che questi abbiano il coraggio di ri-semantizzarsi. Nel progetto Confórmi di Davide Trabucco, la nostra naturale voracità visiva cede piano piano il posto ad un’attitudine investigativa, perché vediamo conversare – in totale armonia – immagini che fino a quel momento non erano mai state avvicinate. Possiamo quindi avvertire una volontà esplorativa simile a quella di Mnemosyne, mentre il taglio diagonale e i perfetti incastri tra immagini formano un’attraente enciclopedia visiva tra passato e presente. Il lavoro di Davide nasce nel 2015, su Tumblr, e approda su Instagram l’anno successivo. I suoi post sono veri e propri collage digitali che, come nei tagli di Lucio Fontana, offrono nuove possibilità all’esperienza visuale. Si ha la sensazione che si possa andare sempre un po’ più in là, per trovare nuove consonanze e inaspettati nuclei di vita oltre il confine della pura fruizione tradizionale.

"confórmi mi ha insegnato a leggere le immagini, a capirle nel momento stesso in cui viene costruita quella nuova"

“Confórmi” viene etimologicamente da cum – forma, quindi richiama ciò che ha la stessa forma, che condivide la medesima struttura. Per te è solo questione di forma estetica? O pensi che le immagini che accosti abbiano in comune anche dei tratti concettuali?

Il lavoro, nel layout in cui è conosciuto, nasce anche per essere diffuso facilmente tramite i social network. È però un archivio di mie immagini e altri riferimenti, che avevo iniziato a collezionare nel mio computer, sistematizzati secondo una mia regola, e che ho poi deciso di rendere pubblico e condiviso. Quindi credo che la questione estetica abbia una parte rilevante nella costruzione dell’immagine finale, con la volontà di avere un effetto immediato sia su di me, che sul fruitore/utente. Molte immagini, incentrandosi poi sull’iconografia e la ricorsività di alcune forme all’interno della storia dell’arte, lavorano anche su un piano non solo formale, ma di significati variabili e spesso antitetici che queste forme assumono.


Hubble Deep Field, Hubble Space Telescope, NASA, 1995 VS Beato Angelico, Madonna delle Ombre, Convento di San Marco, Florence, Italy, 1438-1450 (detail)
"Il processo selettivo è la mia memoria. Non cerco immagini per creare immagini. Le immagini si lasciano forse scegliere"

«Le affinità sono tanto più notevoli quando operano delle divisioni tra elementi, quando producono, direi, dei divorzi… […] Dunque noi chiamiamo elettive le affinità che producono tale trasformazione; perché pare davvero che all’unione primitiva gli elementi in questione abbiano preferito per vera elezione, per spontanea tendenza, un’unione nuova e diversa», scriveva Goethe ne “Le affinità elettive”. Pensi che anche le tue immagini abbiano delle affinità elettive naturali? Le scegli o si lasciano, per così dire, scegliere? Qual è il processo selettivo?

Il processo selettivo è la mia memoria. Non cerco immagini per creare immagini. Le immagini si lasciano forse scegliere; molte di esse ritornano spesso nella mia memoria e molto spesso non sono in grado di leggerle o dare loro i significati profondi di cui esse sono portatrici. In questo senso credo che confórmi mi abbia insegnato a leggere le immagini, a capirle nel momento stesso in cui viene costruita quella nuova. Ero partito con l’idea di aver capito il dispositivo che avevo creato, in realtà, come spesso accade, le cose si rivelano nel rapporto quotidiano che hai con loro. Certi meccanismi di costruzione delle immagini li continuo a capire meglio giorno dopo giorno lavorando alla costruzione di questo archivio.


Freddie Mercury, Magic Tour | Wembley Stadium, London, UK, 1986, photo by Suzie Gibbons VS Agesander, Athenodoros and Polydorus, Laocoön and His Sons, 1st century AD

Il critico d’arte Aby Warburg, nel suo celebre atlante delle immagini, Mnemosyne, aveva messo in relazione numerose riproduzioni fotografiche di opere appartenenti ad epoche diverse. In questo modo, aveva dimostrato come le immagini siano in grado di riproporsi, risemantizzandosi, continuamente. Mi pare che sia anche il fil rouge del tuo lavoro, o lo trovi ambizioso?

Aby Warburg e il suo Atlante sono sicuramente riferimenti irrinunciabili se si lavora con il perpetuo ritorno delle immagini. A partire dal lavoro di Warburg mi sono poi interessato a tutta la scuola che col tempo è nata intorno a lui (Saxl, Panofsky, Baltrušaitis…) e che ha portato alla nascita di quelli che oggi chiamiamo visual e cultural studies. Uno degli approcci più interessanti è sicuramente il lavoro costante su tutte le immagini, qualunque sia la loro provenienza. In questo senso Confórmi non vuole raccontare il riemergere delle forme nei capolavori della storia dell’arte, ma abbracciare tutti i miei interessi e le immagini con cui entro in relazione ogni giorno.


"Ho sempre visto confórmi come un luogo in cui le persone possono vedere qual è il mio personale modo di vedere il mondo"

Great White Shark (Carcharodon carcharias) VS Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attese, 1959

A distanza di cinque anni hai condiviso su Instagram oltre mille consonanze, come vedi oggi il tuo primo post? Cosa è cambiato e cosa immagini per il futuro del progetto?

Il primo post ha un valore in sé perché quella mostra di Rudolf Stingel a Palazzo Grassi a Venezia rimane un riferimento ricorrente nel mio lavoro. Il dispositivo che Stingel aveva creato a supporto delle sue opere avvolgeva tutte le sale del palazzo e ne cambiava la percezione sia visiva che uditiva. Spesso riguardo le immagini più vecchie, a volte ne vedo i punti deboli e le ingenuità, altre volte riescono ancora a darmi suggerimenti e spunti. Il progetto, pur essendo pubblico, continua a rimanere una ricerca personale e si esaurirà quando non avrà più niente da dirmi. Ho sempre visto confórmi come un luogo in cui le persone possono vedere qual è il mio personale modo di vedere il mondo, ma tutti i progetti che da esso nascono cercano sempre di avere un’identità libera e differente rispetto al layout di Instagram.