La cucina nell’arte: storie futuristiche


Roberto D'Agnano, illustrazione su Tavola Parolibera Marina

Il cibo è una questione seria, da trattare con il massimo zelo.


Lo afferma anche un inedito Nietzsche nel Così mangiò Zarathustra di Woody Allen:

«Ma il grande interrogativo della filosofia rimane questo: “Se la vita è priva di senso, come la mettiamo con la pastina a forma di lettere dell’alfabeto?”».

Ce lo conferma - iconicamente - la religione cristiana che, per una mela, ha subito le conseguenze della cacciata di Adamo ed Eva dal lussuoso paradiso. Il cinema ce lo ricorda - grottescamente - con il film La grande abbuffata, nel quale i protagonisti vogliono suicidarsi mangiando allo sfinimento del buon cibo. Ce lo narra - sentimentalmente - la letteratura, quando un alimento è il pretesto per un’epifania, come la madeleine proustiana.


Nel mondo dell’arte il cibo è stato accolto con favore e riguardo, prima come semplice corredo significante e poi come unico protagonista della pièce: la frutta bacata di Caravaggio, le mele di Cézanne, le composizioni di Arcimboldo, bastano a farci credere che il commediografo abbia fatto scelte sapienti. Tuttavia, per prevenire l’inattività del quadro, il cibo ha espropriato la cornice, diventando concreta esperienza artistica sotto l’egida di Marinetti e del Futurismo al grido di:


«Si pensa, si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia».

Il Manifesto della cucina futurista è stato pubblicato per la prima volta nel 1930 sul quotidiano La Gazzetta del popolo, ma nel 1932 il suo contenuto, ampliato con l’ausilio letterario del poeta Fillìa, è diventato materia per la pubblicazione ufficiale del libro La cucina futurista (Sonzogno, Milano). Come i manifesti precedenti, anche questo vuole essere una guida in più punti, spirituale e pragmatica, il cui scopo è sovvertire le abitudini ormai obsolete: alimentarsi deve essere un’arte, sia nella creazione del piatto che nella sua assunzione.


Il lessico per descrivere i banchetti e le innovative portate è volutamente provocatorio, a tratti divertente, ironico. È linguisticamente elaborato e visivamente evocativo nel presentare i piatti di un progresso ormai giunto, come la Tavola parolibera marina, una nave-melone, con un moscio equipaggio di cervella di vitello cotta nel latte guidato da un comandante di formaggio d’Olanda, che naviga per un impervio mare di insalata. Il ricettario si sviluppa anche attraverso delle vere e proprie sceneggiature che descrivono situazioni specifiche e che richiedono di essere performate come il Pranzo Sacro o il Pranzo dichiarazione d’amore. Non a caso, i Futuristi, già a partire dagli anni ’10, avevano realizzato delle perfomance-culinarie, dei veri e propri spettacoli teatrali sinestetici - dove anche la musica e la poesia diventano elementi fondamentali e fondanti - espressi nel manifesto del Teatro del Varietà (1913) e in quello del Teatro Sintetico (1915). Nel 1931 hanno avvio i banchetti Futuristi, mentre nello stesso anno viene aperto il primo ristorante, la “Taverna del Santopalato” a Torino: il pubblico è integrato nell’esperienza culinaria, caratterizzata da «mani ispirate e narici aperte». Si crea così un’opera d’arte ibrida e totale, capace di sollecitare, contemporaneamente, i cinque sensi e di legare sinergicamente l’arte alla vita.


Che la cucina sia, o pretenda di essere, un’arte anche nel XXI secolo è testimoniato dalla moda della cucina gourmet che, assemblando e destrutturando le pietanze in modi inconsueti, certamente offre avventure gastronomiche sui generis. O, ancora, l’hashtag #Foodporn su Instagram conta oltre 224 milioni di foto, il che ci induce a pensare che se esiste qualcosa di eterno, certamente ha a che fare con l’estetica del cibo.

«Il punto è che nella vita hai diritto a un contorno di insalata russa o di patate, e la scelta sei costretto a farla nella terrificante consapevolezza che non solo il tuo tempo sulla terra è limitato, ma che quasi tutte le cucine chiudono alle dieci»,

afferma, ancora una volta, Nietzsche nel Così mangiò Zarathustra.


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ISSN 2724-0460

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