• Filippo Colombo

Fake it Flowers: beabadoobee e il passaggio al teenage-riot in uno degli album migliori del 2020

L’ultima volta che scrissi un pezzo su beabadoobee era circa un anno e mezzo fa. L’artista anglo-filippina aveva all’attivo due EP, qualche migliaia di ascoltatore mensile su Spotify, una chitarra acustica e un’attitudine bedroom-music che male si intonava con il temperamento ribelle, ma perfettamente in linea con i suoi orizzonti culturali di riferimento – Kimya Dawson, Stephen Malkmus. Nel frattempo, Bea ha pubblicato un altro EP (Space cadet, dove le chitarre acustiche e le velleità oniriche si sono fatte da parte per dare il benvenuto a distorsioni, basso e batteria), è diventata virale su TikTok grazie al remix di Coffee ad opera del trapper canadese Powfu, e ha così raggiunto 20 milioni di ascoltatori mensili di Spotify – che, certo, il più delle volte si fermano a death bed (coffee for your head), ma quantomeno sempre più persone hanno cominciato ad essere consapevoli dell’esistenza di questa ragazza.


Photo by Blackksocks

Soprattutto, beabadoobee ha pubblicato un album, Fake it Flowers, uscito il 16 Ottobre anticipato da ben cinque singoli. Dodici pezzi, e due (più una) anime: la prima metà del disco, con produzioni aggressive, quasi di protesta, che fanno sognare chitarre spaccate e rimandano al pop punk di fine anni ’90 e inizio anni 2000 (a metà tra i Tacocat, però con effetti sulla voce, e i Cayetana con più batteria e distorsioni), e la seconda metà, con atmosfere lievi, arrangiamenti orchestrali, e la voce di Bea delicata e quasi sussurrata. Chiude l’album una terza anima, che sta a parte, la forza lisergica, distruttrice e inevitabilmente ironica della canzone che chiude il disco, la fuori di testa Yoshimi, Forest, Magdalene.



Su Spotify, ogni brano è accompagnato da un visual ad hoc e da un piccolo storyline che ne racconta la ragione eziologica.

Apre Care, primo singolo estratto, inno teenage-riot che inizia con le chitarre acustiche che dopo pochissimo vengono raggiunte da quelle elettriche distorte, con un inciso martellante e un video che fa pensare ai primi anni di MTV – indubbiamente, il pezzo più riuscito del disco. Segue Worth it, brano abbastanza simile al precedente, che racconta degli errori dell’adolescenza – nonostante i 20 anni, beabadoobee concepisce Fake it Flowers come un album di emancipazione. Si stacca dai precedenti lavori a livello di suono, e numerosi sono i riferimenti all’adolescenza come un passato da cui è fuggita definitivamente – complice anche l’amore onirico e fortissimo per Soren Harrison, il suo fidanzato (a cui aveva già dedicato un pezzo, Soren, contenuto in Loveworm) - un amore che rimane uno dei fili conduttori dell'album.

Il terzo pezzo è Dye it Red, il più crudo di tutto il disco, che racconta di relazioni tossiche che portano a sentirsi svuotati e sconfitti, e la rinascita consiste nell’emancipata libertà di potersi tagliare i capelli, e tingerseli di rosso, se si vuole. Sorprendentemente, la produzione della canzone non è aggressiva, ma è una delle più pop di tutto il disco, quasi un'opera di auto-convincimento nel cercare di lenire la rabbia accumulata.

Dopo l’interludio Back to Mars, arriva Charlie Brown, con ritornello urlato mentre i piatti della batteria vengono quasi disintegrati, che sfocia nell’arrendevole malinconia del bridge (If I could die here a thousand times / Then what’s the point of trying), e racconta di errori del passato, e della necessaria rassegnazione che serve per accettarli.

Emo Song è l’interludio tra la prima e la seconda parte del disco, che si apre con Sorry, secondo singolo estratto, e raggiunge l’apice con gli archi che compaiono per la prima volta in Further Away e disegnano l’arrangiamento migliore di tutto il disco in Horen Sarrison (capito?), canzone d’amore felice (You are the last empty seat on a train / And I’m convinced you’re from outer space) che racconta di quanto ci si possa perdere in una relazione – ed è proprio a questo punto che, finalmente, le produzioni vengono usate per completare il messaggio del brano, sono al servizio dell’idea e aggiungono un’aura maestosa. Horen Sarrison è un pezzo apparentemente lontano dal mondo di beabadoobee, ma rende palese la poliedricità dell'artista, che riesce a concepire suoni, percorsi, mondi anche così lontani dal suo, rimanendo credibile e convincente.

La delicata How was your day? e la prescindibile Together preparano la strada al pezzo di chiusura, Yoshimi, Forest, Magdalene, così folle che non saprei bene quali parole utilizzare per descriverlo – e quindi, vi invito ad andarlo ad ascoltare, e decidere voi i termini più adatti.

Fake it Flowers è un disco che ha dei difetti abbastanza grandi. Innanzi tutto, Bea, pur essendo una tra le migliori compositrici della sua generazione, appare ancora troppo debole nella scrittura dei testi. Ci sono davvero pochi versi memorabili nell'album, e anche se in parte l’attitudine giovane e quasi disinteressata della Generazione Z può agire da scusante, si tratta comunque di canzoni, non di Instagram Stories. Inoltre, Bea ha 21 anni e 3 EP all’attivo: è inevitabile che alcune delle produzioni migliori fossero già state giocate, e tra i 12 pezzi dell’album ce ne sono alcuni che si potevano tranquillamente lasciare da parte, e che appaiono come dei duplicati mal riusciti di altri pezzi – e, nell’economia generale, minano l’esperienza d’ascolto.

Però Fake it Flowers è un disco enorme: perché scritto e composto da una ragazza di 21 anni che ha imparato a suonare la chitarra durante la tarda adolescenza, ma non ha più smesso neanche per un secondo; perché è sincero, è lo specchio senza filtri della vita di un’artista che si racconta tantissimo sui social media, ma riesce comunque a trovare delle sfumature ancora non svelate e buttarle tutte in musica; perché parte chiaramente da alcune cose del passato (Kimya Dawson, le canzoni di protesta degli anni ’90, i Pavement) ma è un disco estremamente contemporaneo; perché racconta che la Generazione Z non si esaurisce su Tiktok, nella trap e nei tormentoni estivi; perché, tutto sommato, di ragazze con la chitarra, il mondo, ne è pieno. Ma per beabadoobee c’è spazio. In prima fila.

È difficile immaginare quale potrà essere, a partire da qui, l’evoluzione musicale di Bea. Fake it Flowers è, sì, un primo album, ma è anche il punto d'arrivo dei primi tre EP. Da qui, servirà ripartire con un progetto nuovo, un sound nuovo, dei testi migliori, e un'idea tanto coerente quanto vera. Per adesso, però, non è il caso di pensarci, ma di goderci il disco più bello del 2020. Che di musica bella, in questi tempi difficili, c'è un gran bisogno.

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ISSN 2724-0460

©2020 di Associazione Culturale Menti Colorate