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Dall’espressionismo al body horror, dalla fotografia al cinema: un profilo di Floria Sigismondi

Nell’epoca contemporanea ci chiediamo sempre più spesso cosa sia un artista o, più in generale, cosa sia l’arte. Nell’epoca della riproducibilità tecnica, vediamo il fondersi di diverse tecniche artistiche le quali, il più delle volte, trovano terreno comune nell’immagine filmica.

Tra i molti nomi che costellano il firmamento degli artisti contemporanei troviamo quello di Floria Sigismondi.


Floria Sigismondi (wmagazine.com)

Nata in Italia e cresciuta in Canada, Floria Sigismondi inizia la sua carriera come fotografa di moda, ma già in questa fase comincia a sviluppare quel gusto estetico che caratterizzerà anche i suoi videoclip e lungometraggi: si passa da una forte ricerca del contrasto, quasi espressionistica, per andare verso un’estetica più dichiaratamente dark.


Il suo percorso si fa maturo proprio quando viene scritturata per dirigere alcuni videoclip di band canadesi, lavoro che le permette di spingersi anche oltre in termini di ricerca sul grottesco, la deformità il perturbante. Infine, arriva il 1996, in cui dirige il videoclip per la canzone The beautiful people di Marilyn Manson.



Il body horror diventa il tratto distintivo dell’artista italo-canadese, che su questa falsariga inizierà anche una lunga collaborazione con David Bowie, da cui nascerà Little Wonder e Dead man walking.

Bowie la scelse anche per alcuni fra i suoi ultimi lavori: i videoclip The Next Day e The stars (are out tonight), in cui abbiamo come protagonisti grandi nomi del mondo del cinema (Tilda Swinton, Gary Oldman, Marion Cotillard).


Non è quindi un caso che la Sigismondi, eventualmente, sia approdata anche al cinema. La sua prima regia arriva nel 2010, con il film The Runaways, film biografico sulla prima rock band completamente al femminile, capitanata da Joan Jett e Cherie Currie. La pellicola, con protagoniste Kristen Stewart e Dakota Fanning, fu presentata al Sundance e riscosse un buon successo di critica e pubblico (ma, sfortunatamente, non giunse in Italia, per problemi non del tutto chiari di distribuzione).



The Runaways ha il grande pregio di essere un accurato ritratto di uno specifico periodo che, in modo particolare nella soleggiata Los Angeles, si identificava con il glam rock. Il genere punk era solo al suo esordio in Europa, ed è forse solo per questo che non saranno pelle e borchie a dominare l’estetica della pellicola, ma abiti glitterati, corsetti alla Rocky Horror Picture Show e luci al neon.


La Sigismondi con questa pellicola mostra come la tecnica del videoclip musicale si possa fondere con la grammatica filmica di qualsiasi lungometraggio.

Il ritmo rapido dei videoclip si sposa benissimo con un tipo di narrazione che necessita di “prendere il volo” e, cioè, di racchiudere in un’ora e mezza di film due anni di vicende realmente accadute.


Dieci anni dopo, Floria Sigismondi torna alla regia di un lungometraggio con il film The Turning, adattamento di Giro di vite., di Henry James. Il film ha ricevuto una tiepida accoglienza, dovuta a differenti fattori che non hanno pienamente convinto i critici o i cinefili più accaniti: eccessivo uso del jump scare, finali-non finali poco d’effetto e, soprattutto, il continuo confronto con il film di Alejandro Amenàbar The Others (adattamento eccelso del romanzo di James). I pregi dell’ultimo lavoro della Sigismondi risiedono proprio nel virtuosismo della tecnica registica. La regia segue la sceneggiatura degli Hayes senza perdersi, accompagnando lo spettatore all’interno dell’incubo che, man mano, diventa il punto cardine della storia. Il film è attualmente in sala in Italia.



In conclusione, possiamo affermare che Floria Sigismondi si rivela essere una delle artiste più interessanti del panorama contemporaneo, in un percorso che non solo riesce a spaziare da un ramo all’altro dell’arte ma che, soprattutto, lo fa attraverso un’unica ricerca transdisciplinare, sospesa unicamente sul filo del grunge e dell’horror.


Sabrina Monno



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ISSN 2724-0460

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