A Parma, una pioggia di fiori: la quiete durante la tempesta

Aggiornato il: lug 13



Dal momento che il cielo è diviso dalla terra e dal mare, ciò ci permette di guardare verso l’alto senza la paura di incrociare qualche assurdo oggetto che fluttua a mezz’aria. Eppure Dante – che di creatività ne sapeva qualcosa – un giorno che passeggiava in mezzo agli iracondi in una penosa località post mortem, disse:


«Poi piovve dentro a l’alta fantasia».

Questa affermazione, ripresa da Italo Calvino qualche secolo dopo, diventò:


«La fantasia è un posto dove ci piove dentro».

Chissà di che magnifico luogo si tratta. Chissà che voglia di guardare in alto con la speranza di veder piovere qualche assurdo oggetto a mezz’aria.


Raccolta quindi l’eredità di chi ci consiglia di tenere il nasò all’insù, potremmo dirigerci a Parma, dove è stata creata un’installazione che piove dentro il soffitto della Chiesa di San Tiburzio in occasione di Parma Capitale della Cultura 2020+21. L’artefice di questa fantasiosa opera è l’artista Rebecca Louise Law, che ha creato uno scroscio di 200 mila fiori dal titolo Florilegium.

Lavorare con questo affascinante elemento naturale implica avere a che fare con la sua esistenza, oggi piena e vigorosa, domani a rischio di essere spedita in qualche località post mortem. Ciononostante, l’artista inglese – la cui cifra stilistica sta proprio nell’uso dei fiori – fa di necessità virtù, riuscendo a parlare, al contempo, dell’effimero e del nostro rapporto con la natura.


Da un punto di vista ricettivo, sembra che il nostro incontro con questa opera si possa vivere secondo due aspetti, che potremmo chiamare immediatezza e durata. Nel primo caso si tratta di un’esperienza-in-presenza, laddove la nostra percezione visiva è circoscritta all’istante del contatto. Nel secondo caso ciò su cui ci si concentra è la processualità di una scena che muta: e qui la composizione è anche progetto, un progetto scandito da una serie di atti (insomma, teatro?). Potrebbe essere il teatro della natura che vive.


Dopotutto, “Florilegium”, in latino, rimanda al concetto di antologia: è affascinante pensare che si possa trattare di un’antologia delle fasi della vita dei fiori, la cui bellezza può essere scoperta in ogni stadio della loro partecipazione al qui e ora.


L’architettura, monumentale entità statica che vuole resistere al tempo che fugge, ora si offre come grembo di una realtà che cede al transitorio. A pensarci bene, anche noi siamo transitori (e non solo come spettatori).




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ISSN 2724-0460

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