Frammenti di Yoko Ono: perché leggere Grapefruit durante una pandemia



La casa è il rifugio per eccellenza. Da sempre, infatti, si ha la necessità di un luogo familiare a cui fare riferimento e all’interno del quale custodire e ritrovare ciò che si ha di più caro:


La casa sul confine dei ricordi/ la stessa sempre, come tu la sai/ e tu ricerchi là le tue radici se vuoi capire l’anima che hai/ se vuoi capire l’anima che hai, canta Guccini.

Tuttavia, ciò che circoscrive è anche ciò che allontana, ingabbia, inghiotte.

In questo periodo di reclusione sistematica, dovuta a cause di forza maggiore, si è costretti a rimanere all’interno delle proprie quattro mura, condizione che – seppur non scelta – apre la possibilità di tornare, genuinamente, a se stessi. Si tratta di una pausa che può darci l’opportunità di riequilibrare i ritmi frenetici del XXI secolo e i nostri ritmi personali, se vista positivamente e se vissuta con consapevolezza.


La consapevolezza di sé contraddistingue anche l’arte performativa che, nata intorno agli anni Sessanta del Novecento, si fonda su un’esperienza psicofisica del proprio corpo, ora diventato medium e strumento stesso della pratica. Tra gli artisti che hanno creato opere attraverso la messa in gioco della propria fisicità si incontra anche Yoko Ono, classe 1933, la cui produzione è stata apprezzata dalla critica solo negli ultimi due decenni; ancora oggi, del resto, molti la conoscono esclusivamente come moglie di John Lennon, nonché come possibile e ingrata causa dello scioglimento dei Beatles.




In questo preciso momento storico, dove l’interno acquista nuovi valori e dove l’interiorità conquista nuove connotazioni, Grapefruit (qui lo trovate intero in formato elettronico) può ritagliarsi un fresco e inatteso spazio. Il libro, edito la prima volta nel 1964 con una tiratura di 500 copie, si presenta come un libro di istruzioni e disegni di Yoko OnoA book of instruction and drawings, recita il sottotitolo, tradotto qui da noi come tutte le citazioni che seguiranno. Costruito mediante dei suggerimenti al lettore — che diviene in qualche modo artista nel creare egli stesso delle performance — lo scritto rappresenta, tecnicamente, un felicissimo spazio ibrido tra l’arte performativa e quella concettuale (dopotutto, lo stesso grapefruit «è un ibrido tra il limone e l’arancia») mentre, emotivamente, è un prezioso strumento di concentrazione su di sé, sulla propria creatività ed immaginazione.


Grapefruit. 3rd day in the evening, 1967 (@yokoono)

Di fatto, non tutte le istruzioni possono essere concretamente sviluppate; ma possono essere tutte, certamente, sognate. Ecco che questa difficile situazione può divenire il pretesto per riconnettersi con il proprio “interno”, attraverso un processo maieutico guidato da Yoko Ono e suddiviso in otto tematiche (musica, dipinto, evento, poesia, oggetto, film, danza, opera d’architettura, sul film) ciascuna delle quali produce differenti consapevolezze e opere. Con parole delicate, l’artista invita, ad esempio, a ridere per una settimana («Frammento della risata: Continua a ridere per una settimana»), a catturare il suono della stanza che respira in vari momenti della giornata e a imbottigliarlo («Frammento della registrazione II: Frammento della stanza. Prendi il suono della stanza che respira 1) all’alba 2) al mattino 3) nel pomeriggio 4) di sera 5) prima dell’alba. Imbottiglia anche l’odore della stanza in quell’ora particolare») o, ancora, a rivalutare l’importanza del tempo distruggendo tutti gli orologi del mondo («Frammento dell’orologio: ruba tutti gli orologi da parete e da polso del mondo. Distruggili»).





Grapefruit è quel genere di opera d’arte – in senso ampio – che non lascia indifferenti durante la lettura e non lascia spiritualmente immutati dopo averlo concluso. È un libro che esiste individualmente nella vita di chi lo sfoglia e trova la capacità di ascoltarlo.

Questo periodo di reclusione sistematica può, quindi, essere vissuto positivamente e con consapevolezza. Lo sappiamo anche grazie a Grapefruit, che a sessanta anni dalla nascita celebra così un anniversario decisamente particolare.

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ISSN 2724-0460

©2020 di Associazione Culturale Menti Colorate