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Il corpo del Capitano - Conversazione con Luca Santese e Marco P.Valli

ENGLISH VERSION BELOW

Marco P. Valli e Luca Santese

“Il corpo umano è un tempio”, ha detto Ippocrate, suggerendo una seducente dimensione sacrale del corpo. Ma, come in ogni situazione portata all’eccesso, quando la carne profana il divino, si finisce per idolatrare il santo sbagliato. Ogni singola parte della sua persona diventa così una reliquia, degna della più alta attenzione del discepolo che, affascinato e sedotto, ne scruta la potenza. Nel progetto fotografico Il corpo del Capitano, gli autori Luca Santese e Marco P. Valli documentano la figura, oramai divinizzata, del leader politico Matteo Salvini; in bianco e nero narrano la storia di un corpo, colto nei suoi particolari e anche attraverso le fattezze e le movenze del suo elettorato, che è testimone e al tempo stesso fautore della sua ascesa.


Il Corpo del Capitano non è un lavoro sul corpo di un solo uomo, ma di una moltitudine di corpi che costituiscono un unico Corpo, quello del Capitano.

In copertina, nel volume omonimo pubblicato da Cesura Publish, ecco in primo piano, il volto di un uomo privato dei suoi occhi. Una maschera oscura sorride al suo pubblico. Quel particolare così emblematico e angosciante è il simbolo caricaturale di una nuova era politica e sociale, dominata dalla supremazia delle immagini accessibili e dalla comunicazione “pop-pragandistica”, nella quale l’efficacia sta esclusivamente nella presenza autocelebrativa e ossessiva sui social. I fotografi inseguono e osservano la vita politica di Salvini nel tentativo di rivendicare il valore del proprio mestiere, capace di codificare, comprendere e delineare i paradigmi attraverso l’obiettivo. È ciò che fa il protagonista del celebre film di Antonioni, Blow-up: un fotografo che tramite l’ingrandimento parossistico dei suoi scatti crede di riuscire a risolvere un delitto. Ma ingrandendo eccessivamente la realtà non si finisce per perderla, per arrivare all’astratto, all’irrazionale?

Il Corpo del Capitano - Copertina

Il Corpo del Capitano raccoglie diversi spunti riflessivi e il desiderio di avere qualche risposta è stata l’occasione per invitare i due autori a rispondere a una breve intervista cercando di far emergere, anche verbalmente, quello sguardo così critico e investigativo.

Nel 2019 avete presentato il progetto Realpolitik, una serie di ritratti fotografici in chiave satirica dei protagonisti della politica italiana, in opposizione alla comunicazione visiva di propaganda. In seguito, la vostra attenzione si è concentrata su Matteo Salvini. Come si inserisce Il Corpo del Capitano all’interno del vostro discorso artistico?


Il Corpo del Capitano è una diretta conseguenza del progetto Realpolitik. In seguito alla pubblicazione di un nostro ritratto di Salvini sulla copertina del TIME, la nostra immagine è stata fagocitata dalla comunicazione salviniana che l’ha utilizzata per legittimare il capitano come politico di respiro internazionale. Il nostro intento sovversivo nei confronti della propaganda di potere era stato in questo modo tradito. Abbiamo quindi deciso di concentrare maggiormente la nostra attenzione su Salvini, tentando di estremizzare ulteriormente il nostro modo di produrre fotografia. Realizzare così un’iconografia del potere politico italiano che non potesse essere facilmente strumentalizzata.


TIME - Sept. 2018

Il titolo del progetto anticipa la connotazione ironica dell’intero reportage, in cui la linea tra sacro e profano si dissolve nel paradosso del reale. Il corpo del leader politico sembra trasfigurarsi in un simbolo vivente, a metà strada fra il messianico e l’anticristico. Secondo voi nella comunicazione contemporanea vi è un ritorno di espliciti elementi ritualistici, oppure è proprio la loro apparente assenza che il vostro obiettivo intende sottolineare?


Elementi comici e tragici come sacri o profani risuonano nel volume come in tutta la storia della politica italiana. Lo spettacolo salviniano assume sempre un carattere rituale e nella sequenza del libro affrontiamo tutti gli aspetti che nomini. Salvini, assunto da noi a caso studio del fenomeno del populismo italiano, dirige i suoi slogan alla pancia del paese. Questo già di per sé implica una dimensione rituale di liberazione delle pulsioni represse degli elettori. Inoltre ogni comizio salviniano anche di breve durata si conclude con il rituale del selfie. Centinaia di persone attendono il proprio turno per la foto con il leader, per sfiorarlo, abbracciarlo, baciarlo. Diventa così palese come la dimensione razionale passi in secondo piano.



Abbiamo notato che i soggetti, le scene e i particolari sono catturati con una certa dinamica. Abbiamo avuto l’impressione che molto spesso impieghiate un obiettivo e uno sguardo appositamente ristretto, quasi a voler scomporre la figura dei protagonisti in tanti particolari chirurgici ma, al tempo stesso, semioticamente caricati. In questo modo da un lato il personaggio politico viene ad essere quasi “mostrificato”, dall’altro proprio la sottrazione dei suoi connotati “personali” sottolinea la natura alienante della ritualità che egli si costruisce intorno. Si tratta di un’impressione in cui vi riconoscete? Potreste spiegarci meglio il processo creativo che vi ha portato a queste scelte?


La scomposizione del corpo, che sia salviniano o elettorale, è un elemento centrale del progetto. Come accennavamo in precedenza uno dei principali scopi del lavoro è produrre un’iconografia del potere politico differente da quella che esso oggi produce di sé e allo stesso tempo sfuggire alla possibilità di essere nuovamente fagocitati come per la cover del TIME. Lo stesso vale per il bianco e nero, utile ad opporsi all’estetica colorata e pop-insta-filtrata del capitano. Utile anche ad evocare con più forza la dimensione primigenia di cui abbiamo già accennato.



Jean Baudrillard una volta disse che “il colore dedrammatizza […] il bianco e nero è più carico di sensi.” Anche in questo caso, forse, si tratta di una scelta che, accentuando i contrasti e diminuendo le sfumature, aiuta a sottolineare l’aspetto studiato di atteggiamenti “alla mano” solo in apparenza. Ne Il corpo del Capitano questa scelta stilistica ha tra i suoi scopi quello di esaltare l’aura in cui egli stesso vuole proiettarsi, sottolineandone l’aspetto grottesco? O ci sono anche considerazioni ulteriori, di natura più squisitamente estetica?


Le immagini che Salvini produce e pubblica quotidianamente hanno lo stesso linguaggio di quelle postate dal suo elettorato medio. Salvini punta all’immagine-verità e ad apparire come uomo del popolo con le usanze – anche fotografiche – dell’uomo del popolo. Quelle immagini però, seppur scambiate per vere e alla mano, sono tutt’altro che autentiche. Presenziando anche ad uno solo comizio ci si renderebbe immediatamente conto che la rappresentazione che Salvini ne offre è una e determinata al potenziamento del consenso politico. Il Corpo del Capitano tenta di offrire una rappresentazione del fenomeno populista che ne faccia invece emergere gli elementi cardine, spesso ignorati o nascosti dalla macchina del consenso salviniana. Il bianco e nero in questo caso drammatizza un racconto che aiuta a decodificare la natura di messa in scena a cui si assiste. Il colore nell’uso che ne fa Salvini aiuta invece a dimenticarsene.


Nella pagina Instagram, nella descrizione in bio si legge: “L’elettore ha sempre ragione”, una frase usata spesso da Matteo Salvini. In ogni immagine è presente il tag alla sua pagina ufficiale mentre @matteosalviniofficial è l’unico utente che seguite, pur non ricambiando. Appunto, siete riusciti ad attirare la sua attenzione? C’è mai stato un corpo a corpo


L’espressione salviniana “L’elettore ha sempre ragione”, richiama la più celebre “Il cliente ha sempre ragione”. Se ci si concentra un instante sul senso di queste frasi emerge che quel “sempre” non significa nient’altro che “mai”. Inoltre il parallelo elettore-cliente fa emergere il carattere da negoziante, da bottegaio o venditore di pentole che è sottointeso nel messaggio. Il libro si apre proprio con questa frase, a cui segue un’ambigua immagine del leader apparentemente trionfan-lungimirante. L’ambiguità, tuttavia, è il traino di tutto il progetto che si muove, come un equilibrista, sul filo del rasoio della propaganda.


Ultima pagina de "Il Corpo del Capitano" - Selfie degli autori con Matteo Salvini

Una prima edizione limitata di 1000 copie de "Il Corpo del Capitano" è disponibile su Cesura Publish.

Hardcover, 24x34 cm / 9,4x13,3 in

128 pages, 226 photos, offset

Cover: Favini Remake Midnight carapace

Pages: Garda Gloss 135gr.

ISBN 978-88-945611-0-4

Questa storia è stata curata dalla redazione di arti visive di rapso. Si ringraziano particolarmente: Ilaria Faedda, Alessandra Tescione, Jacopo Stefani, Cristian Mezzo, Claudio Landi, Laura Adal per la traduzione, Riccardo Ciucci con Martina Cuzzucoli per la presentazione social. Si ringraziano gli autori e Cesura Publish per la collaborazione.

ENGLISH:


The human body is a temple," Hippocrates once said, suggesting a seductive sacral dimension of the body. But, as in any situation brought to excess, when the flesh defiles the divine, one ends up idolizing the wrong saint. Every single part of the person thus becomes a relic, worthy of the highest attention of the disciple who, fascinated and seduced, scrutinizes their power. In the photographic project, The Captain's Body, the authors, Luca Santese and Marco P. Valli, document the figure, now deified, of the political leader, Matteo Salvini; In black and white they tell the story of a body, captured in its details and through the features and movements of its electorate, which is both a witness and advocate of its rise.

The Captain's Body is not a work on the body of a single man, but of a multitude of bodies that make up a single body, that of the Captain.

On the cover, in the foreground, the face of a man is depicted devoid of eyes. A dark mask smiles at his audience. That emblematic and distressing detail is the caricatured symbol of a new political and social era, dominated by the supremacy of accessible images and "pop-propagandistic" communication, in which the effectiveness lies exclusively in the self-congratulatory and obsessive presence on social media. The photographers pursue and observe Salvini's political life in an attempt to reclaim the value of their profession, capable of codifying, understanding and delineating paradigms through the camera lens. This is what the protagonist of Antonioni's famous film Blow-up does: a photographer who, through the magnification of his shots, believes he can solve a crime. But by enlarging reality excessively, does it not end up losing it, to arrive at the abstract, the irrational?


In 2019, you presented the Realpolitik project, a series of satirical photographic portraits of the protagonists of Italian politics, as a contrast to the typical visual communications of propaganda. Afterwards, your attention was focused on Matteo Salvini. How does The Captain's Body fit into your artistic discourse?

The Captain's Body is a direct consequence of the Realpolitik project. Following the publication of a portrait of Salvini on the cover of TIME, our image was overshadowed by the ‘Salvinian’ communication that used it to legitimize ‘the Captain’ as a politician of international breadth. Our subversive intent on the propaganda of power was thus betrayed. We therefore decided to focus our attention more on Salvini, trying to further extremize our way of producing photography, thus creating an iconography of Italian political power that could not be easily exploited.

The title of the project anticipates the ironic connotation of the entire reportage, in which the line between the sacred and the profane dissolves into the paradox of the real. The body of the political leader seems to be transformed into a living symbol, halfway between the messianic and the antichrist. In your opinion, is there a return of explicit ritualistic elements in contemporary communication, or is it precisely their apparent absence that you aim to emphasize?

Comic and tragic elements such as the sacred or profane, resonate in the reportage as it does throughout the history of Italian politics. The Salvinian spectacle always assumes a ritualistic nature, and in the sequence of the book we deal with all the aspects you mention. We used Salvini as a case study of the phenomenon of Italian populism, as he directs his slogans to the belly of the country. This in itself implies a ritual dimension of liberation of the repressed impulses of the voters. Furthermore, every Salvinian meeting, however short-lived, ends with a selfie ‘ritual’. Hundreds of people wait their turn for a photo with the leader, to touch him, hug him, kiss him. It thus becomes clear how the rational dimension fades into the background.

We’ve noticed that subjects, scenes and details are captured with certain dynamics. We had the impression that very often you employ a particularly narrow lens and perspective, as if to break down protagonist figures into many surgical details but, at the same time, keeping them semiotically charged. In this way, a political figure is almost "monstrified", while at the same time, the removal of its "personal" attributes underlines the alienating nature of the ritual that it builds around. Is this something you recognize in your own self? Could you better explain the creative process that led you to these choices?

The deconstruction of the body, whether Salvini or the electorate, is a central element of the project. As we mentioned earlier, one of the main purposes of the work is to produce an iconography of political power that is different from the one it produces by itself today, and at the same time escapes the possibility of being overshadowed again, as seen with the Salvini portrait on the cover of TIME. The same goes for black and white photography, which is useful to counter ‘the Captain's’ colorful and pop-insta-filtered aesthetic, and to evoke with more force, the primitive dimension that we have already mentioned.


Jean Baudrillard once said that "color de-dramatizes […] black and white is more charged with meaning." Perhaps in this case, it is also a choice that, by accentuating the contrasts and decreasing the nuances, there is an emphasis on the studied aspect of "easy-going" attitudes, at least only in appearance. In The Captain's Body, does this stylistic choice have among its aims to enhance the aura in which he himself wants to project, and thereby emphasizing its grotesque aspect? Or are there other considerations, of a more purely aesthetic nature?

The images that Salvini produces and publishes daily have the same language as those posted by his average electorate. Salvini points to these images as evidence that he is a man of the people and their customs - even photographic ones. However, those images, even if mistaken for real and easy-going, are anything but authentic. Attending even just one rally, one would immediately realize that the portrayal that Salvini conveys is one of determination to strengthen political consensus. The Captain's Body attempts to offer a representation of the populist phenomenon that instead brings out the key elements that are often ignored or hidden by the Salvinian consensus machine. The black and white in this case dramatizes a story that helps to decode the nature of the staging we witness. The color that Salvini uses helps others to forget about it.

On the Instagram page, the bio description reads: "The voter is always right", a phrase often used by Matteo Salvini. In each image there is the tag of the official Instagram page which only follows @matteosalviniofficial, noting that it isn’t reciprocated. Did you manage to attract his attention? Has there ever been an in-person interaction?


The Salvinian expression "The voter is always right" recalls the most famous "The customer is always right". If we focus for a moment on the meaning of these phrases, it emerges that "always" means nothing more than "never". Furthermore, the elector-customer parallel brings out the character of a salesman, salesman or peddler that is implied in the message. The book opens with this phrase, followed by an ambiguous image of the apparently triumphant-far-sighted leader. Ambiguity, however, is the driving force behind the whole project that moves, like a tightrope walker, on the razor's edge of propaganda.

The Capitain's Body is available here

Hardcover, 24x34 cm / 9,4x13,3 in

128 pages, 226 photos, offset

Cover: Favini Remake Midnight carapace

Pages: Garda Gloss 135gr.

ISBN 978-88-945611-0-4



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ISSN 2724-0460

©2020 di Associazione Culturale Menti Colorate