Pronto? C'è Libribelli? - Due chiacchiere al telefono con Livia Satriano

Al telefono mi accoglie una voce solare e piacevole, è quella di Livia Satriano, ideatrice del progetto Libri Belli: un’iniziativa nella quale libri orfani reperiti perlopiù nei mercatini e nelle vecchie cantine ritrovano nuova luce, una nuova vitalità nell’accogliente vetrina della bellezza, a cui appartengono da sempre.


Così, in una mattina invernale, io a Bologna e lei a Milano, abbiamo chiacchierato di come sia nata la pagina Instagram @libribelli_books nel 2017, di quanto sia affascinante la casa editrice Franco Maria Ricci, del fatto che i libri vadano giudicati dalla copertina, sì, ma che a volte sono custodi di tesori ben maggiori. All’interno del dibattito sul bello, sui libri e sui libri belli, Livia vuole restituire la magia della curiosità e della scoperta di un oggetto apparentemente così quotidiano.

ILARIA: Il profilo Instagram del tuo progetto si chiama Libribelli_books, hai quindi deciso di utilizzare per la sua descrizione uno degli aggettivi più complessi e inflazionati del nostro dizionario: bello. Ma cos'è per te la bellezza? Pensi anche tu che "la bellezza salverà il mondo" o è solo una frase delirante di Dostoevskij?

LIVIA: Dietro il nome, devo essere sincera, non c’è un grande ragionamento perché è nata come una cosa abbastanza estemporanea. Tu dici che l’aggettivo è ‘complesso’ e ‘inflazionato’ però è anche uno dei più semplici e immediati, di conseguenza ho pensato potesse funzionare. Mi piacciono i nomi descrittivi che ti introducono la cosa così com’ è e mi sembra azzeccato proprio perché è semplicissimo ma, al tempo stesso, è come una sorta di gioco che dice quali siano per me i libri belli.




I: Effettivamente hai tanti followers, quindi direi che a livello di criteri selettivi, per quanto soggettivi, siano abbastanza condivisibili.


L: Sì, mi sono accorta che poi, appunto, non era solo il bello soggettivo che intendevo io secondo il mio gusto personale, ma iniziava a riscontrare l’interesse e anche rispondere al gusto di altre persone. E quindi a maggior ragione… Missione compiuta!



I: Direi proprio di sì. Per quanto riguarda la tua libreria – fisica e virtuale – è ricca di esemplari interessantissimi. Qual è il tuo libro preferito? C'è una pubblicazione in particolare che ti ha spinto a iniziare questo progetto?


L: È un libricino che ho trovato ormai più di tre anni fa nella cantina dei nonni che si chiama “La chiave del successo. Metodo pratico e infallibile per riuscire nella vita” ed è degli anni ‘30 e costava 300 lire o forse anche meno. Questo è il primo libro bello. Però, in generale, riguardo quello che ha un po’ costituito l’humus iniziale e che mi ha fatto venire la voglia di far vedere questi libri, ci sono stati due editori che per me sono stati importanti. Il primo è Franco Maria Ricci. Le bellissime edizioni de “I segni dell’uomo” e de “La biblioteca di Babele”, tra le altre, dimostrano una meravigliosa ricercatezza nei contenuti ma anche nella forma (ci sono volumi in seta nera, con scritte oro…). Il secondo è Il Formichiere, che è stato un piccolo editore di Milano che ora non esiste più, che negli anni Settanta faceva dei libri bellissimi, la cui particolarità era avere un taglio che andava verso il lato bizzarro delle cose, verso la stranezza, come ad esempio “Guida all’esercizio pratico della prostituzione”, oppure “Gli efferrati”, una raccolta dei serial killer della storia. Avere, da una parte, i volumi di Franco Maria Ricci – e quindi i libri belli per antonomasia – e dall’altra questo piccolo editore milanese che cercava la cosa nascosta, si è riflettuto nelle due anime di libri belli che sono contemporaneamente un elogio alla copertina bella e alla scoperta e riscoperta del libro meno conosciuto e che è andato dimenticato.




I: Hai visitato anche tanti archivi, luoghi di libri e documenti inaccessibili o fin troppo ben custoditi. Ti senti una privilegiata durante queste tue esplorazioni silenziose? Che ne pensi della conservazione della memoria quando questa vede l'accesso di pochi?


L: Io sono una super fan degli archivi, delle fondazioni, e in generale di chi custodisce e conserva una memoria, perché chiaramente è la nostra memoria. Però ti sorprenderò, nel senso che la maggior parte dei luoghi che io ho visitato (e che puoi vedere sulla pagina di Libribelli) sono luoghi aperti al pubblico. E qui sta anche un po’ la sfida, perché effettivamente è una possibilità che non è tanto conosciuta o comunque, anche se sono aperti alla collettività, gli archivi non riescono ad arrivare a un pubblico più ampio. Sono stata alla Fondazione di Achille Castiglioni e all’Archivio di John Alcorn a Milano, e alla Casa Bellonci a Roma. Ho visitato anche la sede della Fondazione di Franco Maria Ricci, un’occasione rara dato che le case editrici, di solito, non fanno accedere il pubblico nei propri archivi. Vicino Parma, infatti, c’è il labirinto creato da Franco Maria Ricci, il Labirinto della Masone, che è anche sede della Fondazione del museo. Lì c’è una bellissima sala lettura, dove ci sono tutti i volumi storici pubblicati che possono essere presi, letti, sfogliati, consultati, fotografati. Secondo me è un regalo bellissimo.

Questi luoghi, anche se non sembra, sono assolutamente aperti al pubblico e visitabili. Da qui, viene anche un po’ della mia volontà di diffondere i libri a una comunità più grande. Vorrei sfruttare il fatto che adesso il pubblico dei Libri belli è cresciuto per comunicare anche questo tipo di sensibilità e di cultura della collezione, della fondazione, della casa-museo, della visita all’archivio. Perché in Italia siamo pieni di questo genere di cose e dovrebbero essere assolutamente luoghi in cui andiamo regolarmente.



I: I mercatini, al contrario, sono i luoghi rumorosi del pubblico. Rappresentano la miscellanea di cui abbiamo bisogno, ma solo se si ha la curiosità di rovistare tra centinaia di libri. Chi cerca trova o chi non cerca trova addirittura di meglio? Cosa ti attrae maggiormente?


L: Chi non cerca trova, senza ombra di dubbio. Secondo me non si hanno le aspettative date dal classico “oddio, sto cercando questa cosa” ma ci si può far guidare dalla serendipità, da quello che ti capita sotto mano e diventa magari una bella scoperta. Personalmente è così che accade a me quando vado nei mercatini. Io ci vado spesso, sempre con la volontà di non cercar nulla e quindi trovo cose. Se ci vai con la mente sgombra è sicuro che troverai cose che cattureranno la tua attenzione in un modo o nell’altro. Il mercatino è bello proprio perché la cosa non la cerchi ma arriva comunque. È una scoperta continua e bellissima.



I: Forse è anche un po’ il senso di Libri Belli?


L: Ma sì, assolutamente. Libri Belli è nato grazie ai mercatini, alle librerie dell’usato, a questi posti in cui andavo così, magari non cercando neanche libri ma vestiti, soprammobili…sono sempre stata appassionata di cose usate. Però poi i libri mi hanno richiamato: li vedevo e mi colpivano per le loro copertine. Così ho iniziato ad appassionarmi a loro anche in quanto oggetti belli.



I: I libri sono belli fuori ma anche dentro. Nelle stories in evidenza "Libri nuovi " dai una grande importanza alla comunicazione, alla veicolazione della bellezza anche del contenuto. Che ruolo sociale svolgono per te i libri e in generale la cultura?


L: Il mio non è mai stato un discorso nostalgico, nel senso che i libri belli continuano a far parte del nostro quotidiano, ci sono e vengono prodotti. Solo che è importante andare anche oltre la copertina. Nella bio del profilo Instagram dico che giudico il libro dalla copertina, sì, ma senza tralasciare che custodisca anche delle meraviglie. Il libro è custode di memorie, di esperienze personali quanto collettive. È un importante strumento di comunicazione perché è un veicolo di dialogo. È un oggetto molto potente in questo senso, quasi magico, in grado di smuovere delle emozioni, suscitare delle riflessioni, andando al di là della propria fisicità. C’è chi lo ha scritto, chi lo legge, chi lo interpreta: si crea dall’interazione umana e, attraverso essa, si costruisce il dialogo. È un bene assolutamente prezioso, è un canale di cultura, di culture, e quindi è importante preservare, promuovere, valorizzare tutto questo perché la cultura ci racconta chi siamo, chi siamo stati e ci aiuta anche di conseguenza a capire dove vogliamo andare, chi saremo. È nostra responsabilità conservare tutto ciò anche nei confronti di chi verrà dopo, oltre che nei nostri.



I: Quindi secondo te oggi, nel 2020, il libro ha lo spazio che merita?


L: Sì, c’è spazio per i libri e non penso che scompariranno dalle nostre librerie presto, o forse mai. Anzi, mai come in questi anni c’è stato un fiorire molto bello e interessante di un certo tipo di editoria, che è quella indipendente, quindi non esiste solo la casa editrice rinomata ma anche il gruppo editoriale più piccolino. Mai come in questi anni si ha avuto uno sviluppo in questo senso, con pubblicazioni molto variegate e affascinati. Forse è anche il riflesso della cultura digitale in cui siamo stati immersi negli ultimi decenni, abbiamo più strumenti a disposizione che permettono a tutti di fare un libro e di promuoverlo, anche sui social, arrivando a molte persone. Quindi secondo me c’è tanta roba bella intorno, sta a noi avere la curiosità e la voglia di scoprire quale sia l’offerta. Perché in realtà le cose ci sono e, un po’ riprendendo quello che dicevi all’inizio su Dostoevskij, io credo che sicuramente la bellezza salverà il mondo però per me c’è anche un altro discorso: per me la curiosità salverà il mondo. Sta a noi non essere pigri.



I: Come immagini Libri Belli tra 10 anni?


L: è un progetto che vedo sicuramente di più sul territorio, nei luoghi fisici, nella vita reale e tangibile. Vorrei restituirlo a dove è nato, cioè nel mercatino. Ho già organizzato mostre, eventi, talk, in cui invito le persone a confrontarsi sui libri. Vorrei creare ancora mostre ed eventi per farli vedere anche fisicamente, perché fa la differenza secondo me.




 

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