• Rapso

#sundaystars: @lapazz

Qualche settimana fa, grazie all' "interscambio creativo" che intendiamo proporre tramite questa rubrica, abbiamo avuto l'opportunità di scoprire @lapazz, un progetto visivo dalle caratteristiche molto particolari. Proponendo, come avremo modo di vedere, una serie di screenshot di posizioni presi da Google Earth, osservandone i contenuti è possibile sorvolare svariati luoghi di tutto il mondo (conosciuti o meno), tutti geolocalizzati come "Planet Earth", quasi a voler rappresentare uno sguardo alieno intento ad ispezionare diversi angoli del pianeta, seguendo specifiche coordinate geografiche. I luoghi qui rappresentati, adattando nature e architetture a vesti digitali, vettoriali, che ne trasmutano i connotati, offrono al fruitore una percezione insolita, "ammaccata", paradossalmente surreale, arrivando a rivelare le fattezze di una scenografia globale in cui, giocoforza, ciascuno di noi è immerso.

Come ha avuto inizio il tuo progetto? Puoi descrivere brevemente il processo creativo che da forma ai contenuti? Ero (e sono ancora per certi versi) un’iconofobica. Una sostenitrice di “oggi si fanno troppe e brutte foto” e per prima non volevo contribuire all’inquinamento visivo condividendo le mie. Per molto tempo ho avuto 0 post sul mio profilo. Poi c’è stata di mezzo la mia tesi di laurea: “Fotografie da conversazione. Critica all’iconofobia dell’epoca della condivisione” e sono diventata paladina della fazione opposta. Ho rivalutato la comunicazione sui social ed ho scelto di iniziare anche io a raccontare e a condividere con gli altri - a modo mio - “la mia presenza”. I miei screenshot delle posizioni su Google Earth sono fondamentalmente delle cartoline che mando agli amici, un “sono stata qui. Saluti e baci da Riccione”. Tutte insieme sono una carrellata di posti che mi diverto a collezionare e a schedare per coordinate. Per Instagram sono una “posizione”, un puntino blu in una passeggiata solitaria qua e là nel mondo.



Seguire ed essere seguiti: quanto conta per te l'equilibrio (di qualità e quantità) tra questi due momenti della vita sui social? In che modo lo gestisci? Praticamente nulla. Il mio è un profilo personale, ho pochi follower, di cui la maggioranza conosciuti almeno una volta “analogicamente”.

Essere seguiti: Qual è il tuo rapporto con l'audience? Per te è più importante individuare e analizzare le preferenze di chi ti segue, oppure le caratteristiche del prodotto finale sono slegate dagli interessi del tuo pubblico? C’è anche chi mi segue perché ha trovato la mia narrazione un po’ diversa e si è affezionato al mio diario di bordo. Mi fa piacere quando è così. Sono per “pochi ma buoni” piuttosto che una più fredda (o finta) gloria digitale.



Seguire: "To feed" significa nutrire, e abbiamo già dato uno sguardo al tuo menù. Volendo, invece, fare riferimento a ciò di cui tu stesso ti nutri, di cosa è composto il tuo "feed"? In linea di massima, cosa suggeriresti agli #igers per meritare il tuo "follow"? Il mio feed è un po’ un pot-pourri di varie ed eventuali. Amici, conoscenti, studi grafici, profili-cagata e dispensatori di immagini randomici. Post del @museelouvre si alternano a quelli di @sessodrogaepastoriziaofficial, insieme a quelli di mio cugino Mario. Sono grafico (al femminile) e per il mio lavoro è utile avere una cultura visiva onnivora. N.d.r. mio cugino non si chiama Mario.



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ISSN 2724-0460

©2020 di Associazione Culturale Menti Colorate