• Lorenzo Guarnacci

The Grand Bizarre - La torre di Babele degli intrecci, III: IL CAMPIONE

Jodie Mack è un’animatrice e videomaker emergente dell’avanguardia americana che, fin dalle sue prime opere, sperimenta con approcci diversi come stop motion, fotografia, video-arte, musical, documentario. Su MUBI, ci siamo imbattuti in quella che forse è la sua opera più importante, The Grand Bizarre: lungometraggio di circa un’ora, al confine fra il diario di viaggio, il musical e la poesia visiva.


Si tratta, almeno ad un primo sguardo, di un’opera lirica sull’industria tessile e dei suoi prodotti, man mano che traversano il “mezzo mondo” della globalizzazione. Stupita dall’omogeneizzazione culturale che vedeva moltiplicarsi nei luoghi atmosfericamente ed antropologicamente più disparati, Mack sceglie di analizzare questa realtà tramite un punto focale particolare: quello della texture e del tessile, produzione di oggetti concreti che sensibilmente già evoca il tema dello schema (disposizione antropologica di elementi) e della connessione (schema diacronico, insensibile sostrato della “storia”). Il suo processo iterativo di lavoro giunge così a ritrarre il modo in cui “il tessile (e la sua ricchezza in termini di forma e funzione) forma un nucleo a partire dal quale possiamo celebrare e analizzare criticamente le dinamiche del lavoro e degli sforzi umani.”

Mack, lavorando senza un programma prefissato, riapre e riaggiorna esplorazioni avanguardistiche del secolo scorso che sembravano ormai “sentieri interrotti”: sul crinale fra linguaggi differenti, ne esplora tanto gli attriti quanto la sinfonia, producendo risultati difficilmente esprimibili in una prospettiva concettuale lineare. Abbiamo deciso, allora, di parlare di questa sua fatica tentando qualcosa di simile: una serie di articoli, ciascuno dedicato ad un tema disciplinare preciso, volti a sottolineare alcuni aspetti dell’opera, nella speranza di intercettare quanto di futuro potrebbero già contenere.


Rapso

Stratificazione. Un camion che trasporta campioni di tessuti viene acceso. Il suono del motore che faticosamente si scrolla di dosso l'usura del proprio kilometraggio diventa un campione musicale. Completa la sua metamorfosi passando da rumore, elemento sonoro diegetico figlio della narrazione visiva, a fondazione ritmica come rullante di una delle tracce electro pop composte dalla stessa Jodie Mack per il film.


Il contrappunto musicale generato dalla scrupolosa texture di clacson, suonerie di Skype, macchinari industriali e frammenti vocali presi direttamente dall'alfabeto fonetico si miscelano in una traccia perfettamente parte dell’intreccio delle immagini: le une accompagnano l’altra, senza schiacciarsi.


Breve storia del campione. Dalla musique concréte creata con un lavoro di taglio e cucito fisico su nastri fino alla totale digitalizzazione odierna, il sample dà nuova funzione a frammenti acustici di qualunque tipo.

Furono i futuristi i primi ad associare la riproduzione controllata dei rumori alla musica. I loro intonarumori erano rudimentali antesignani di sintetizzatori analogici. Con la musica concreta, invece, i progressi tecnologici permettono la riproduzione di "suoni e rumori preesistenti" rendendoli atomi di un genere musicale tutto nuovo. Si tratta sempre di sperimentatori, tanto musicisti quanto scienziati.

Intorno agli anni '80 l'introduzione di campionatori più economici e maneggevoli come il leggendario Akai MPC 5000 rende possibile "Prendere il DNA sonoro del passato per creare il futuro", ottimo riassunto del manifesto dell'hip-hop. Diventa possibile prendere musica fatta e finita, come pop, soul e funk e rielaborarla affinché un giro di poche battute possa trovare un nuovo contesto espressivo, che sia affine al precedente o che sia figlio di un'ironica e totale inversione a U. Nasce così la vaporwave, un mondo in cui un brano puramente pop come Swept Away di Diana Ross, opportunamente rallentato e filtrato da una spessa patina di nostalgia (e da una forte estetica visiva) può diventare, con Macintosh Plus di Ramona Xavier, satira del consumismo anti-pop. Idea ripresa dalla Mack quando inserisce una suoneria fatta e finita come il tono d'attesa di Skype nel mezzo di una cacofonia stradale per creare il suo piccolo scenario: puro pop nelle tecniche di produzione, l'opposto all’orecchio dello spettatore.

Saccheggiofonia. La rielaborazione utilizzando sample è parte integrante del processo artistico, e allo stesso tempo per la Mack è quanto di più simile a cucire un abito utilizzando tessuti che hanno viaggiato in lungo e in largo per il mondo, che portano con loro una storia personale:

"Come i tessuti, musica e linguaggio si diffondono attraverso commercio e colonizzazione. I motivi sono musica".

Se è vero, come afferma un adagio di incerta ascendenza, che "gli artisti mediocri prendono in prestito, quelli grandi rubano", allora il campionamento non è solo una tecnica: è il percorso più puro e diretto per raggiungere nuove vette del processo creativo. Filtrare, ri-accordare, scomporre e ricomporre, tagliare, invertire, banalmente riprodurre: tutte strade per permettere al musicista di scardinare la memoria collettiva e presentarci una vecchia conoscenza in maniera completamente nuova.


Si tratta, se vogliamo, di un espediente per realizzare una sintesi indiretta: portare con sé il bagaglio emotivo del frammento originale, aggiungendovi, nello stesso tempo, il tocco personale del compositore.

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ISSN 2724-0460

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