• Rapso

Tra voyeurismo ed osservazione scientifica: La Maladie De La Mort

L’immaginario è quello dell’esperimento scientifico, la dinamica è quella voyeuristica, il dettaglio della narrazione definito come una fotografia ingrandita. La scelta di regia di Katie Mitchell decide di portare questo discorso al suo estremo, in una scena dove lo spettatore si ritrova voyeur sotto più punti di vista, e con lo stile che più permette la consegna chiara di ogni singolo dettaglio.

Sul palco un set cinematografico occupa tutta la parte bassa della scena: una cabina di doppiaggio ospita Jasmine Trinca, voce narrante, mentre tre telecamere si muovono, assieme ad una intera troupe cinematografica, negli ambienti del racconto: la stanza di Lui, il corridoio dell’albergo che Lei percorre per entrarci. Sopra, sospeso, lo schermo mostra il film svolgersi in diretta sotto gli occhi dello spettatore, in bianco e nero e sottotitolato dal francese. Sotto, lo spostarsi dei cameramen accompagna l’amplificarsi dei dettagli dell’azione sullo schermo: lo spiare del pubblico raddoppia, diventando contemporaneamente sguardo sulla scena privata della messinscena e sguardo proibito sul dietro le quinte tecnico della narrazione. Il dipanarsi della storia non nasconde nessun mistero se non quello del non detto, del non visibile. Ogni altra cosa, invece, tra quelle dichiarate, appare completamente disvelata.


Laetitia Dosch e Nick Fletcher attraversano la scena con assoluta sincerità, con la nettezza richiesta dallo splendido adattamento di Alice Birch, spietatamente essenziale. I moti interni dipinti con la coscienza economica di quanto si possa essere efficaci con pochi tratti ma nei posti giusti, i dialoghi perfettamente cinematografici nella loro brevità: il tutto non arriva all’orecchio naturalmente, come lo spettatore di teatro è abituato, ma dall’impianto audio, assieme alla colonna sonora. Il mezzo filmico si impone qui come il vetro d’osservazione che separa lo scienziato dal fenomeno che osserva, ribadendo al pubblico la sua posizione di voyeur e costringendolo ad una osservazione critica, calcolata, da spettatore di film d’essai. Ed è questa la volontà registica, l’urgenza di una denuncia che non può essere vista attraverso il linguaggio delle emozioni: l’assurdità di un dialogo tra un universo maschile ed uno femminile così separati, così imposti, così in crisi, la pesantezza dei giochi di potere nel dialogo stesso, la definizione di ruoli stretti ed inesatti. Questo dramma si consuma nella fredda assenza di emozioni proprio perché questioni così sanguigne diventano analizzabili solo se svuotate dall’impeto. Così l’apatia di Lui e l’abbandono di Lei sono riflessi dalla regia molto più degli impulsi che sotto di essi i due personaggi covano, permettendo al pubblico di osservare le emozioni come un reticolo di segreti causa-effetti, senza empatizzare.


La sensazione emerge chiara, come un film ben scritto, senza necessità di forzare il significato con l’interpretazione emotiva: la giustapposizione delle immagini, una di fila all’altra, è già tutto quello che serve. Questa la sfida, ben vinta, di questo adattamento: parlare di ciò che più è viscerale nella maniera meno viscerale possibile.


La Maladie De La Mort è una produzione C.I.C.T – Théâtre des Bouffes du Nord in coproduzione con Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Théâtre de la Ville-Paris, Le Théâtre de Liège, Grenoble, Edinburgh International Festival, Barbican /London, Stadsschouwburg Amsterdam, Emilia Romagna Teatro

Fondazione, Teatro di Roma, Teatro Stabile di Torino, Fondazione Teatro Metastasio-Prato, TANDEM Scène nationale.

Join us*

*if you see things in a different way...

Let's be creative together. Please share your CV/Portfolio using the fields below.

arrow&v

Your request has been sent!

 

ISSN 2724-0460

©2020 di Associazione Culturale Menti Colorate