• Rossana Novielli

L'universo del disegno performativo: Fossick Project e Marco Emmanuele. #tracciati

Il disegno sa trasformarsi sotto i nostri occhi. Il tempo aperto e dilatato del teatro e della performance è un invito a prendere parte all’azione o a guardarla più da vicino.


dal poster di "Fire Charmers, l'ammaliafuoco" Fossick Project

Nell’articolo precedente, abbiamo già visto come la danza e la performance si connettono quasi naturalmente al disegno e che la performatività ripropone, in un rinnovato spazio collaborativo e condiviso, quella dimensione intima e introspettiva che siamo soliti associare al disegnatore.


Nel nostro immaginario, è quasi sempre seduto al tavolo da lavoro, preso a svelare le sue figure un tratto dopo l’altro, in una bolla di concentrazione e tensione che la performance, invece, porta in scena. I suoi margini vaporosi si espandono impercettibilmente, poi assimilano il contesto, si spingono dietro le nostre spalle e, senza sapere quando né come, siamo immersi in quella stessa fase produttiva che solitamente ci è preclusa.


Fossick Project


Le ombre illustrate e musicate ci ammaliano narrando le storie di un mondo tanto ricco quanto in pericolo.

Nell’ambito della rassegna “Foyer - Tra gli alberi e la luna” di Campsirago Residenza, abbiamo assistito alla prima nazionale (nella sua forma online) di Fire Charmers – L’Ammaliafuoco, uno spettacolo interattivo di musica e animazione analogica in streaming del duo Fossick Project, composto dalla visual artist Cecilia Valagussa e dalla musicista Marta Del Grandi. Assistere allo spettacolo è un po' come guardare dal buco della serratura un'atmosfera incantata in cui le immagini danzano e offrono visioni. Il disegno è tanto preparazione quanto improvvisazione: la lavagna luminosa proietta in controluce le mani di Cecilia che, intenta ad animare i suoi personaggi a tempo di musica, crea giochi di sagome e fuori fuoco o ricerca con sabbia e acqua altri effetti visivi. Il sipario è aperto su un incastro chimerico: quello dei ritagli di pellicole colorate che incontrano le flessuose articolazioni vocali e strumentali. Così, le ombre illustrate e musicate ci ammaliano narrando le storie di un mondo tanto ricco quanto in pericolo.



Marta e Cecilia lo ricostruiscono per noi in melodici fotogrammi, attraverso le campionature di flora e fauna che, come due cercatrici d’oro, hanno collezionato nei loro viaggi.


Il 14 marzo è l’ultima occasione per poter assistere al concerto-spettacolo targato Fossick, un’opportunità per lasciarsi coinvolgere in un periodo un po’ a corto di avventure.



Drawing machines


Ma continuando a cercare, abbiamo scoperto altri modi per essere partecipativi, ad esempio con le drawing machines di Marco Emmanuele. Marco, giovane artista di Catania, costruisce in serie queste esili macchine analogiche con cui fa interagire braccia umane e metalliche in un movimento collaborativo.


Le sue macchine sono delle linee segmentate inserite nello spazio e provviste di occhielli metallici

Dal suo studio, in una chiacchierata al telefono, ci racconta che la prima è nata nel 2016 un po’ per caso in un natale in famiglia, forse per conoscersi meglio, come quando si alternano giochi fino ad inventarne di nuovi. Memori dei vecchi pantografi, le sue macchine sono delle linee segmentate inserite nello spazio e provviste di occhielli metallici affinché su di esse si innesti il movimento del performer. Come nell’ultima installazione accolta dalle mura fieramente domestiche della Casa Vuota a Roma, è lui a dirigere l’azione dei partecipanti con semplici “sì” e “no”: poche indicazioni per sincronizzarsi nel poggiare o staccare la punta dal foglio. Ne risulta una sessione performativa di autentica sinergia che parte dall’ascolto e si conclude nei disegni: coordinate che rifuggono la ripetitività e la riconoscibilità e ricercano l’errore come forma di interazione tra l’uomo e la macchina.



I suoi progetti sono relazionali anche e soprattutto quando approfondiscono il territorio e dialogano con le realtà laterali dell’alzheimer o delle carceri minorili, mediante residenze artistiche e legami con le associazioni del luogo. Solo dopo aver soddisfatto il bisogno di interconnettere, le drawing machines ritornano in studio mantenendo viva la stessa tensione performativa ma con un intento compositivo che controlli l’errore.



Questa volta abbiamo lasciato che fosse la potenza analogica ad introdurci nell’universo del disegno performativo, ma ancora molto si nasconde dietro la leggerezza del digitale.



 

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