• Filippo Colombo

#VideoAndTheRadioStar: Juno

Vincitore di un premio Oscar alla miglior sceneggiatura originale e nominato a miglior film, miglior regia e miglior attrice protagonista, Juno è uno di quei film di portata generazionale che sono da subito destinati a diventare dei classici senza tempo. La trama è semplicissima: Juno MacGuff (interpretata da Ellen Page), sedicenne del Minnesota, rimane accidentalmente incinta di Paulie Bleeker, stralunato e tenerissimo corridore della squadra di atletica della scuola, e decide di dare il bimbo in adozione a Mark e Vanessa, una coppia che sembra nata esattamente per crescere un figlio. In un susseguirsi di peripezie tra il ripensamento di Mark che lascia Vanessa e l’evoluzione dell’amore tra Juno e Bleeker, il film racconta che, quando si è adolescenti, è in fondo giusto affrontare qualunque cosa con ironia, sfrontatezza e sana ingenuità.


Quando il regista Jason Reitman chiese a Ellen Page che tipo di musica ascoltasse, secondo lei, Juno, l’immediata risposta fu “i Moldy Peaches!”. Si fa fatica a spiegare quanto una simile intuizione fosse azzeccata: uno guarda il film e non può far altro che dirsi che sì, per forza, Juno non poteva ascoltare altro.



Così Reitman si mise in contatto con Kimya Dawson, metà dei Moldy Peaches – l’altra metà è Adam Green – che accettò di prestare i suoi brani per la realizzazione del film. Di più, inviò addirittura al regista diverse demo da solista. Il risultato è una colonna sonora formata per la maggior parte da pezzi dei Moldy Peaches e di Kimya Dawson, in un susseguirsi di momenti leggeri e colorati che hanno ispirato una generazione intera, tra cui il sottoscritto (che, ancora oggi, trova spiacevole il fatto di non vivere all’interno del film, e più in generale di non essere Michael Cera). C’è qualcosa di inequivocabilmente giusto in Paulie Bleeker (Michael Cera, appunto) e Juno che suonano Anyone else but you seduti su un muretto, una sinestesia talmente perfetta che quasi sembra di sentire nell’aria l’odore delle tic-tac all’arancia che Juno gli fa recapitare in quantità industriali per dichiarargli il suo amore (neanche a dirlo, in quel momento sta partendo Tree hugger di Kimya Dawson).


Quando il regista Jason Reitman chiese a Ellen Page che tipo di musica ascoltasse, secondo lei, Juno, l’immediata risposta fu “i Moldy Peaches!”.


Ci sono, all’interno della colonna sonora, anche brani di altri artisti. Oltre a Piazza, New York Catcher di Belle & Sebastian, che accompagna la transizione dall’inverno alla primavera, la più interessante è senza dubbio la cover di Sea of Love cantata da Cat Power. Arriva quasi alla fine, nella scena della nascita del bambino, in cui è oggettivamente abbastanza difficile non commuoversi – se non altro perché piangono tutti i personaggi, e come non empatizzare con loro. A Juno si sono rotte le acque, si è fiondata in ospedale con la sua famiglia (sulle note di Tire Swing di Kimya Dawson). Anche Bleeker si precipita a trovarla e si sdraia accanto a Juno, che ha appena partorito; la scena passa poi all’immagine di Vanessa che abbraccia quello che sarà suo figlio. Dopo una vita intera passata a pianificare e a incasellare tutto in schemi prestabiliti, Vanessa compie la scelta più irrazionale di tutte: accetta la proposta di Juno di ricevere in adozione il bambino e di crescerlo da sola, senza più Mark che l’ha lasciata, e nel commosso primo abbraccio la sua fragilità, che si era dischiusa via via in tutto il film, raggiunge l’apice: per la prima volta Vanessa non sembra più una donna asettica e incapace di provare emozioni sincere, ma è umana nel senso più vero e profondo del termine.


Il solo fatto che il momento di massima emozione del film non sia affidato ai Moldy Peaches fa capire quanto il brano di Cat Power sia importante.

Sea of Love, anche se è una cover, è uno dei maggiori manifesti dark-folk dell’artista di Atlanta. Un testo estremamente minimale (I wanna tell you / how much / I love you / come with me / to the sea / the sea of love ripetuto tre volte, e poi do you remember / when we met / that’s the day / I knew you were my pet) si appoggia sulla chitarra acustica che suona pochissimi, ripetuti accordi. Scritto e inciso per la prima volta nel 1959 da Phil Phillips, è stato ripreso negli anni da una marea di artisti. Negli anni il pezzo è passato dagli Honeydrippers, da Iggy Pop, da Tom Waits, che ne incise una versione nel 1989 per la colonna sonora di (per l’appunto) Sea of Love, da Israel Kamakawiwo’ole e, alla fine, da Cat Power (che lo incluse come pezzo conclusivo in The Cover Records, album dedicato interamente alle cover). I suoni di Sea of Love nella versione di Cat Power richiamano da vicino l’anti-folk dei Moldy Peaches, ma, a differenza di quello, Sea of Love porta con sé un’onda di malinconia e di gravità estranea al mondo spensierato, onirico e fantasioso di Kimya Dawson.



E non è un caso che la scena sia affidata proprio a questo pezzo. È il momento in cui Juno e Bleeker manifestano un grande esempio di maturità decidendo di non vedere il bambino, che, in fondo, “non è mai stato nostro”. È il momento in cui Vanessa fronteggia finalmente la realizzazione del suo sogno, comprendendo le difficoltà e gli ostacoli che dovrà combattere da sola, con una forza che dovrà trovare in se stessa, proprio lei che durante il film ha visto sgretolarsi ogni certezza, e che ora si trova impaurita, stravolta e infinitamente commossa. È il momento in cui il padre di Juno mette le mani sulle spalle di Bleeker, quasi a dirgli che “stavolta vi è andata bene, ma fate un po’ più attenzione, la prossima”. È l’unico momento di tutto il film in cui la ribelle sfrontatezza degli adolescenti fa i conti con la serietà e la responsabilità degli adulti. E anche Juno MacGuff, irriverente sedicenne che va matta per i Moldy Peaches, per la prima volta ascolta qualcosa di diverso.

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ISSN 2724-0460

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