• Rapso

#folgorazione, II: L’importanza della regola

Aggiornato il: lug 13

Prima di andare avanti, riteniamo opportuno spendere qualche parola sui riferimenti culturali a che abbiamo menzionato. Qui la prima parola che abbiamo trovato è: Vipassana.


Cos’è la vipassana?


La vipassana è una tecnica di meditazione buddhista, tra le più antiche. Nel suo contesto originario, prevalentemente monastico, è associata anche all’altro aspetto della meditazione, chiamato samatha. Samatha è allenare la mente a mantenere una coscienza vigile, continua, rilassata; vipassana è il successivo sviluppo di questa attenzione sottile, ricettiva, penetrante, nella direzione della contemplazione non-concettuale di qualunque fenomeno (in particolare il proprio corpo e la propria mente). La peculiarità di questa tecnica è l’estrema purezza d’applicazione. Vipassana, infatti, significa letteralmente:


“vedere le cose in profondità, come realmente sono”.

Questa tecnica all’atto pratico si basa sull’osservazione delle proprie sensazioni, piacevoli o spiacevoli che siano, lasciando da parte ogni giudizio o reazione. Questo processo ci aiuta a sviluppare in maniera esponenziale la conoscenza del nostro corpo e a creare equilibrio tra la nostra personalità e la nostra spiritualità.


Cosa c’entra col teatro?


L’esperienza meditativa, al di là del suo contesto d’origine e dei dettagli del suo impiego al fine di un’indagine interiore, può essere uno strumento di riferimento per capire meglio cosa accade di unico in un’esperienza laboratoriale che funzioni.


Qui è importante sottolineare il concetto di «strumento», che significa in primo luogo il fatto che l’esplorazione e l’incontro creativo rimangono ovviamente il centro della nostra attenzione. In altre parole, tutti gli strumenti che utilizziamo sono prima di tutto delle possibilità di «esplorazione» (dell’esperienza umana), non delle verità di «esplorazione» (cioè conclusioni a priori sull’esperienza umana).

Nella nostra personale esperienza nello studio della vipassana, abbiamo riscontrato delle peculiarità che troviamo possano essere significative anche nel campo dell’indagine artistica e creativa. Ma questo ovviamente prevede di andare al di là del merito della meditazione e applicarla a un processo creativo. In definitiva, la sua importanza per noi sta nell’aiutarci a mettere a fuoco un atteggiamento fruttuoso per quanto riguarda l’indagine sul rapporto fra il gioco teatrale e le sue ricadute sulla coscienza di sé e degli altri.


Quale intento vogliamo raggiungere, assumendo come riferimento teatrale alcuni dei principi della meditazione?


Queste riflessioni sono volte nella doppia direzione di comprendere meglio la natura di ciò che abbiamo esperito nelle nostre esperienze laboratoriali passate, ma anche di arricchire una futura esperienza laboratoriale che in esse va elaborandosi. In quel contesto, il ruolo degli «strumenti» a cui faremo riferimento sarà quello di aiutarci durante l’esplorazione del gioco teatrale. Questa esplorazione, che va dalla semplice dinamica del gioco fino al limite dell’incontro con cosiddetti “stati non ordinari di coscienza”, deve fare riferimento a principi che da un lato permettano a tutti i partecipanti di procedere insieme, dall’altro li ancorino alla realtà concreta in cui si svolge la loro esperienza e alla prospettiva di poter in qualche modo restituire all’esterno, tutti insieme, quanto da loro esperito nella situazione di laboratorio. Ora, lasciando da parte i dettagli della sua pratica, i principi e le qualità interiori a fondamento della vipassana ci sembrano esemplificare molto bene un ancoraggio all’esperienza pura del presente, al di là di ogni giudizio e repressione interiori, ma nel massimo rispetto dell’alterità di coloro con cui la condividiamo.


In questo atteggiamento riconosciamo anche le fondamenta di una relazione sana con la propria presenza sulla scena. Qualunque scena.

L’importanza della regola


Se tutti i partecipanti ad un’esperienza laboratoriale devono poter stare e procedere insieme, è evidente che tutti devono poter essere messi in condizione di sintonizzarsi, ognuno secondo la propria sensibilità, con il punto di riferimento comune dato dagli strumenti che verranno impiegati. Ne deriva che, per andare oltre i principi astratti, è necessario stabilire delle regole pratiche che li definiscono e che ne permettono l’applicazione al gioco teatrale. Un esempio della “regola” nella samatha-vipassana può essere: siediti in posizione comoda, con la schiena eretta, e inizia ad osservare il tuo respiro, senza dare troppa importanza ai pensieri che ti distraggono. Questa disciplina, o insieme di regole, produce un certo tipo di esperienza e di qualità interiore. Allo stesso modo, adattando questo strumento all’esplorazione teatrale, metteremo a punto alcune regole di base per renderlo oggetto di esplorazione intersoggettiva. Cosa succede, ad esempio, se l’oggetto di osservazione non è più il mio respiro, ma l’agire spontaneo della persona che ho davanti?



Prossimamente


Per strutturare al meglio il gioco reciproco delle regole che interverranno nell’esplorazione, nel prossimo articolo introdurremo, servendoci della figura di Carlos Castaneda, in che senso il gioco teatrale come esplorazione e condivisione produca effetti di “realtà non ordinaria”, e in che senso questa possa sfociare in un processo espressivo comune.


Folgorazione è una rubrica di riflessioni sull'essenza del laboratorio di teatro. Parte dall'esperienza pluriennale di Cristian Mezzo e muove, con l'aggiunta di nuovi stimoli e punti di vista, verso la realizzazione di una nuova possibile esperienza insieme a Jacopo Stefani.

Join us*

*if you see things in a different way...

Let's be creative together. Please share your CV/Portfolio using the fields below.

arrow&v

Your request has been sent!

 

ISSN 2724-0460

©2020 di Associazione Culturale Menti Colorate