#folgorazione n°1: una possibilità di teatro

Aggiornato il: mag 21

Il teatro prescinde da tutto, può essere ogni cosa.

Non ha alcun limite.

Il teatro può essere uno strumento di ricerca.

In questa possibilità di ricerca non bisogna farsi raggirare dai nemici che si incontreranno. È necessario distruggere il concetto di “novità” e sostituirlo con il concetto di esplorazione.


La ricerca necessita di ri-abitare le condizioni per cui l’animale-uomo possa rivelarsi. In questa possibilità si deve prescindere dal linguaggio/parola, in quanto prodotto artificiale della folgorazione. L’impulso elettrico folgora la coscienza, per un tempo incredibilmente breve, scatenando una serie di reazioni che si protraggono per un tempo molto più lungo del fenomeno stesso. Durante la folgorazione la mente cerca di formulare una spiegazione in forma di linguaggio/parola, in una gabbia artificiale che è diventata necessaria e allontana l’uomo dalla consapevolezza di sé. Perdendo quelle che Carlos Castaneda, pur parlando apparentemente di tutt’altro argomento, definiva "consapevolezza dell’intento" e "Consapevolezza del flusso previsto".


La folgorazione sarà risucchiata in uno schema comunicativo ragionevole tanto da approssimarsi accettabilmente a una descrizione che ci permetta di parlarne con se stessi, o di convertirla in un dialogo, trasformando e perdendo l’immagine pura del fenomeno, verificandosi la necessità di relazionarsi con altre entità di provenienza esperienziale necessariamente diversa.


Ad esempio: l’immagine originale del “tramonto” viene registrata da ogni entità in un momento specifico della propria esistenza irrimediabilmente unico. Nasce, dunque, la certezza che si potrà comunicare del tramonto soltanto approssimativamente, senza mai condividerlo del tutto.


A causa di questo processo, l’entità non è presente durante tutto il tempo che passa tra una folgorazione e un’altra. L’esperienza più prossima alla condivisione di una folgorazione risulta essere la contemporaneità del fenomeno: Nonostante restino due folgorazioni differenti, è possibile condividerne il tempo.

“In verità, più ci si estasia insieme, e meno s'è d’accordo” (Carmelo Bene, Hamlet Suite, Riversione-collage da Jules Laforgue, 1961)

Questo intende dissolvere il problema della psicotica ricerca della “novità”.

Non è l’oggetto/strumento a dover essere necessariamente "nuovo” ma “nuova” deve essere l’esperienza con esso.


La ricerca, quindi, non può andare d’accordo con la recitazione che, invece, persegue una direzione diametralmente opposta.


Seguendo questo percorso, il teatro diventa "alleato":

“Un alleato è un potere capace di portare un uomo oltre i confini del sé.” (Carlos Castaneda, Gli insegnamenti di don Juan, 1968)

Il momento teatrale di ricerca assume delle qualità preziosissime.

Permette all’anima di esplorarne i limiti, conscia della transitorietà dell’esperienza, al pari di qualunque altro rituale religioso. Ci dice che è sufficiente il viaggio perché qualsiasi speranza di raggiungere una posizione permanente travalica i confini del “tuo” sapere (ancora Castaneda).


All'interno di questa possibilità, Il teatro di ricerca è il gioco. Non è possible costringerlo in alcun elenco, forma o riconoscimento. Il gioco è l’esperienza in cui l’animale perde la sua identità politica, e torna a vivere l’esperienza naturale dell’esistenza.


Folgorazione è una rubrica di riflessioni sull'essenza del laboratorio di teatro. Parte dall'esperienza pluriennale di Cristian Mezzo e muove, con l'aggiunta di nuovi stimoli e punti di vista, verso la realizzazione di una nuova possibile esperienza insieme a Jacopo Stefani.

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ISSN 2724-0460

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